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Intercapedini

 Avevo creduto, Dottori,  che nell'edificio fatiscente  dove sono costretto,  le vostre cazzuole chimiche avrebbero riempito i muri cavi  nei quali rimbomba,  sordo e sperduto,  il ticchettare delle unghie  dei miei pensieri di ratto.  Che a quelle finestre,  dai vetri sporchi e sottili,  tremanti a ogni vento di afa o di gelo,  la vostra chimica avrebbe dato nuove guarnizioni a proteggermi,  dal ghiaccio e dal sole del fuori.  Che non avrei sentito,  più così forti e taglienti,  passi e risate estranei  sopra la mia testa.  Ma i vetri, ancora opachi,  li avete resi doppi  e la luce è la metà, mentre gli spifferi,  furbi quelli,  han trovato nuove vie per cenare con me.  Sono più radi i passi,  meno nette le voci,  o forse sono solo io più cieco e sordo di prima.  Eppure quei pensieri nascosti nelle intercapedini,  come colonie di ratti  ancora ticc...

Una volta scrivevo, poi ho iniziato a stare bene.

 Potevo partire Dario Parrinello Il palco è dritto davanti a me. Un rombo di legno laminato ricoperto da moquette dozzinale, tenuta insieme con una fila di chiodi regolare come la dentatura di un settantenne. Muddy Waters sta suonando la chitarra e cantando mentre il pubblico si dimena. Nonostante tutto sembri decisamente reale mi rendo conto che quel concerto lo sto sognando, sia perché Muddy Waters è cadavere da un pezzo, sia per le tre tizie seminude che mi si strusciano addosso. Muddy Waters. Strizzo gli occhi e le ninfette spariscono insieme al palco e a tutto il resto. Il blues rimane. Cerco di aprire gli occhi ma le palpebre sono incollate. La sveglia non ha ancora suonato, quindi siamo nel cuore della notte o quantomeno dalle parti dell'alba, ma il blues c'è ancora e sento ancora la voce di Muddy Waters, cazzo. Strizzo ancora gli occhi e riesco a collegare finalmente il suono che sento alla suoneria del cellulare. Qualcuno mi sta chiamando nel cuore della notte. Grugnis...

Less love, more porn. Please.

Trotterellavo verso la Coop dopo aver tragicamente scoperto che il barattolo del caffè non conteneva altro che aria, quando l'ispirazione dell'unico vero Dio, quello che sta dentro di noi, mi ha parlato di uno degli errori che stanno alla base della nostra civiltà, una delle grandi truffe della nostra cultura: l'illegalità della pornografia contrapposta allo spaccio di massa dell'amore. Cercherò di essere più chiaro. Viviamo in un mondo in cui l'accesso al porno è (vorrebbe essere, più probabilmente) regolamentato in un modo ferreo: al di sotto dei diciotto anni non sei abbastanza maturo per poter vedere atti sessuali senza che questo ti porti degli squilibri psichici nel corso della tua maturazione. A fare da contraltare a questo assunto, però, ne abbiamo anche un altro: il concetto di amore eterno deve venire inculcato nelle bambine (e in misura minore nei bambini) fin dalla più tenera età. Leggendo un pò di fiabe per l'infanzia risulta lampa...

La Gina

Non sono uno da donna delle pulizie. Il concetto stesso di pagare qualcuno per pulire la mia sporcizia mi infastidisce un po'. Eppure confesso che a volte ho abiurato a questo principio e, in ognuno di quei periodi, nella mia mente le sventurate rispondevano tutte al nome di "Gina". Il caso ha voluto che un paio di mesi fa io abbia conosciuto una colf che, gaudio e tripudio, si chiamava Gina all'anagrafe. Le prospettive erano rosee, avrei potuto smettere di trattenermi e finalmente avrei chiamato le cose con il loro nome.  Però.  Stamattina la suddetta Gina, terrorizzata dalla mia gatta ha riconsegnato le chiavi in portineria. Sì, quella nella foto.  Sarà per la prossima Gina.

Social Rehab #1

Lo confesso, nel momento in cui ho cliccato sull'ultimo link della sfiancante sequenza di conferme necessarie a eliminare definitivamente l'account di Facebook, alcune dal tono strappalacrime contrassegnate da facce di amici che, secondo Zuckerberg, avrebbero sentito la mia mancanza, ho provato sollievo e orgoglio. Ne ero talmente orgoglioso che non vedevo l'ora di comunicarlo a tutti i miei contatti di Face... Come non detto, suppongo passerà.

Orange Juice! Lemon Juice!

In questo weekend passato a Lisbona ho scoperto che nel 1496 gli ebrei portoghesi furono costretti da Re  Manuel I°  " O Venturoso"  a convertirsi al cristianesimo e che dovettero perciò rinunciare ai loro cognomi ebrei. Per distinguersi scelsero cognomi che nessuno usava e principalmente erano i nomi degli alberi da frutto. Da allora in avanti si iniziò a parlare di Orange Jews, Lemon Jews, Apple Jews...

Gatti

A volte socchiudevamo gli occhi e ci guardavamo nelle pupille per qualche istante, come per dire "Non ho mai visto nulla di più bello nella mia vita". Sapevamo entrambi di stare mentendo, ma non aveva importanza, l'importante era pensarlo e sapere che l'altro lo pensava.

Le tende arancio.

Alice avvicinò i bordi delle tende verso il centro della finestra e il bianco della luce della mattina sfumò in un arancio diffuso che ammorbidiva i contorni degli oggetti. Dal canto mio, stavo rigirando tra le dita l’ultima sigaretta del pacchetto in attesa del momento in cui avrei potuto accenderla senza pensare di averla sprecata. - Ti stai vedendo ancora con lo scemo? – le chiesi, più per interrompere il silenzio che non perché mi interessasse veramente. - Ti sarei grata se smettessi di chiamarlo così. Enrico è un ragazzo meraviglioso e se c’è qualcosa che non va tra me e lui è solamente colpa mia… - Si interruppe un istante, come se ci fosse qualcosa che le sfuggiva, poi riprese - …e tua, visto che sei tu quello nudo nel mio letto. Non risposi. Faceva sempre così. Avrebbe preferito strapparsi la pelle di dosso piuttosto che ammettere che quel tizio era un idiota. Era un qualcosa che non riuscivo a spiegarmi, nonostante non si possa dire che non ce la mettessi tu...

Tre.

Riccardo era quel tipo di rompiballe che spunta da sotto a un tombino quando meno te lo aspetti e quando meno vorresti avere qualcuno intorno. Quel tipo di persona che ti ritrovi accanto e non capisci da dove sia venuta fuori, non so se mi spiego. Ma probabilmente ognuno di noi incontra almeno un Riccardo, nella sua vita, un ninja della molestia silenzioso e invisibile fino al momento in cui non decide di salutarti e di raccontarti qualcosa. Per dirla tutta non sarebbe stato neanche eccessivamente fastidioso se gli fosse riuscito di limitarsi ai racconti perché a volte, bisognava riconoscerglielo, tirava fuori dal cappello certi aneddoti che ti facevano contorcere le budella dalle risate. Purtroppo la sua tendenza a enfatizzare, a gonfiare ogni racconto senza che ce ne fosse apparente motivo, unitamente a una logorrea che, a sua parziale discolpa (avendo avuto in più di una occasione la ventura di passare una mezz’ora in compagnia di sua madre) ho sempre ritenuto essere congenita, ...

Due.

Torno in strada accompagnato da un grappolo di sensazioni contrastanti. Nelle ultime ventiquattro ore ho perso il lavoro e sono stato scaricato come un'automobile incidentata e troppo costosa da riparare. Eppure. Eppure anche se avrei tutte le ragioni per essere vittima di un attacco di depressione con annessi tentativi di suicidio non riesco a cedere al pessimismo, anzi ho l'impressione che tutti i pezzi stiano andando al loro posto, lentamente, seguendo traiettorie improbabili. L'aria è calda, il cielo è limpido e una rara brezza lombarda mi porta un certo odore di primavera inoltrata alle narici, che riesce a filtrare tra i gas di scarico e la puzza di piscio. A ben vedere è un discreto risultato, rispetto agli standard olfattivi di questa città. Mi sento fortunato, sì. Probabilmente è solo la conseguenza dello shock, ma mi sento fortunato. In fondo, parlando tra me e me continuo a ripetermi che se tutto fosse ancora come era qualche giorno fa, in questo momento sar...

Uno.

Il palco è dritto davanti a me. Un rombo di legno laminato ricoperto da moquette dozzinale tenuta insieme con una fila di chiodi, regolare come la dentatura di un senzatetto settantenne. Muddy Waters sta suonando la chitarra e cantando mentre il pubblico si dimena. Nonostante tutto sembri decisamente reale mi rendo conto che quel concerto lo sto sognando, sia perchè il buon Muddy è cadavere da un pezzo, sia perchè mentre la band suona tre minorenni seminude si stanno contendendo il mio cazzo con la bocca. Muddy Waters. Strizzo gli occhi e le ninfette spariscono insieme al palco e a tutto il resto. Il blues rimane. Cerco di aprire gli occhi ma le palpebre sono incollate e mi servono tre tentativi per riuscire a intravedere il monitor del pc che illumina la stanza. La sveglia non ha ancora suonato, quindi siamo nel cuore della notte o quantomeno dalle parti dell'alba. Ma il blues c'è ancora e sento ancora la voce di Muddy Waters, cazzo. Strizzo ancora gli occh...

Scazzi, pigrizie, scuse e cuscini.

Capita, anche spesso, di avere diverbi con le persone che si conoscono. Capita meno spesso che succeda di avere degli scontri molto più accesi che vanno a toccare punti fondamentali, come possono essere le visioni della vita di ognuno, le proprie aspirazioni, i propri modelli comportamentali, le proprie mille idiosincrasie impossibili da correggere perchè fanno parte di noi stessi. Capita, anche spesso, che durante questi battibecchi vengano fuori le persone per come sono realmente, senza i filtri che il quieto vivere impone, senza l'ovatta del vogliamoci bene a tutti i costi, senza le censure del "non dico per non perderti". E capita che venga fuori la verità relativa a ciò che ognuno pensa dell'altro. Successivamente, capita che si interrompano i contatti con quelle persone perchè si è scoperto che sussistono differenze talmente epocali che una convivenza ulteriore risulterebbe basata su niente che non sia ipocrisia e rifiuto di vedere la realtà. Poi, nella m...