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Intercapedini

 Avevo creduto, Dottori,  che nell'edificio fatiscente  dove sono costretto,  le vostre cazzuole chimiche avrebbero riempito i muri cavi  nei quali rimbomba,  sordo e sperduto,  il ticchettare delle unghie  dei miei pensieri di ratto.  Che a quelle finestre,  dai vetri sporchi e sottili,  tremanti a ogni vento di afa o di gelo,  la vostra chimica avrebbe dato nuove guarnizioni a proteggermi,  dal ghiaccio e dal sole del fuori.  Che non avrei sentito,  più così forti e taglienti,  passi e risate estranei  sopra la mia testa.  Ma i vetri, ancora opachi,  li avete resi doppi  e la luce è la metà, mentre gli spifferi,  furbi quelli,  han trovato nuove vie per cenare con me.  Sono più radi i passi,  meno nette le voci,  o forse sono solo io più cieco e sordo di prima.  Eppure quei pensieri nascosti nelle intercapedini,  come colonie di ratti  ancora ticc...