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Visualizzazione dei post da 2011

Le tende arancio.

Alice avvicinò i bordi delle tende verso il centro della finestra e il bianco della luce della mattina sfumò in un arancio diffuso che ammorbidiva i contorni degli oggetti. Dal canto mio, stavo rigirando tra le dita l’ultima sigaretta del pacchetto in attesa del momento in cui avrei potuto accenderla senza pensare di averla sprecata. - Ti stai vedendo ancora con lo scemo? – le chiesi, più per interrompere il silenzio che non perché mi interessasse veramente. - Ti sarei grata se smettessi di chiamarlo così. Enrico è un ragazzo meraviglioso e se c’è qualcosa che non va tra me e lui è solamente colpa mia… - Si interruppe un istante, come se ci fosse qualcosa che le sfuggiva, poi riprese - …e tua, visto che sei tu quello nudo nel mio letto. Non risposi. Faceva sempre così. Avrebbe preferito strapparsi la pelle di dosso piuttosto che ammettere che quel tizio era un idiota. Era un qualcosa che non riuscivo a spiegarmi, nonostante non si possa dire che non ce la mettessi tu...

Tre.

Riccardo era quel tipo di rompiballe che spunta da sotto a un tombino quando meno te lo aspetti e quando meno vorresti avere qualcuno intorno. Quel tipo di persona che ti ritrovi accanto e non capisci da dove sia venuta fuori, non so se mi spiego. Ma probabilmente ognuno di noi incontra almeno un Riccardo, nella sua vita, un ninja della molestia silenzioso e invisibile fino al momento in cui non decide di salutarti e di raccontarti qualcosa. Per dirla tutta non sarebbe stato neanche eccessivamente fastidioso se gli fosse riuscito di limitarsi ai racconti perché a volte, bisognava riconoscerglielo, tirava fuori dal cappello certi aneddoti che ti facevano contorcere le budella dalle risate. Purtroppo la sua tendenza a enfatizzare, a gonfiare ogni racconto senza che ce ne fosse apparente motivo, unitamente a una logorrea che, a sua parziale discolpa (avendo avuto in più di una occasione la ventura di passare una mezz’ora in compagnia di sua madre) ho sempre ritenuto essere congenita, ...

Due.

Torno in strada accompagnato da un grappolo di sensazioni contrastanti. Nelle ultime ventiquattro ore ho perso il lavoro e sono stato scaricato come un'automobile incidentata e troppo costosa da riparare. Eppure. Eppure anche se avrei tutte le ragioni per essere vittima di un attacco di depressione con annessi tentativi di suicidio non riesco a cedere al pessimismo, anzi ho l'impressione che tutti i pezzi stiano andando al loro posto, lentamente, seguendo traiettorie improbabili. L'aria è calda, il cielo è limpido e una rara brezza lombarda mi porta un certo odore di primavera inoltrata alle narici, che riesce a filtrare tra i gas di scarico e la puzza di piscio. A ben vedere è un discreto risultato, rispetto agli standard olfattivi di questa città. Mi sento fortunato, sì. Probabilmente è solo la conseguenza dello shock, ma mi sento fortunato. In fondo, parlando tra me e me continuo a ripetermi che se tutto fosse ancora come era qualche giorno fa, in questo momento sar...

Uno.

Il palco è dritto davanti a me. Un rombo di legno laminato ricoperto da moquette dozzinale tenuta insieme con una fila di chiodi, regolare come la dentatura di un senzatetto settantenne. Muddy Waters sta suonando la chitarra e cantando mentre il pubblico si dimena. Nonostante tutto sembri decisamente reale mi rendo conto che quel concerto lo sto sognando, sia perchè il buon Muddy è cadavere da un pezzo, sia perchè mentre la band suona tre minorenni seminude si stanno contendendo il mio cazzo con la bocca. Muddy Waters. Strizzo gli occhi e le ninfette spariscono insieme al palco e a tutto il resto. Il blues rimane. Cerco di aprire gli occhi ma le palpebre sono incollate e mi servono tre tentativi per riuscire a intravedere il monitor del pc che illumina la stanza. La sveglia non ha ancora suonato, quindi siamo nel cuore della notte o quantomeno dalle parti dell'alba. Ma il blues c'è ancora e sento ancora la voce di Muddy Waters, cazzo. Strizzo ancora gli occh...

Scazzi, pigrizie, scuse e cuscini.

Capita, anche spesso, di avere diverbi con le persone che si conoscono. Capita meno spesso che succeda di avere degli scontri molto più accesi che vanno a toccare punti fondamentali, come possono essere le visioni della vita di ognuno, le proprie aspirazioni, i propri modelli comportamentali, le proprie mille idiosincrasie impossibili da correggere perchè fanno parte di noi stessi. Capita, anche spesso, che durante questi battibecchi vengano fuori le persone per come sono realmente, senza i filtri che il quieto vivere impone, senza l'ovatta del vogliamoci bene a tutti i costi, senza le censure del "non dico per non perderti". E capita che venga fuori la verità relativa a ciò che ognuno pensa dell'altro. Successivamente, capita che si interrompano i contatti con quelle persone perchè si è scoperto che sussistono differenze talmente epocali che una convivenza ulteriore risulterebbe basata su niente che non sia ipocrisia e rifiuto di vedere la realtà. Poi, nella m...

Freud si sarebbe divertito un sacco

Mi ritrovo catapultato in una stazione ferroviaria, senza avere la più pallida idea di quali siano i punti estremi del tragitto ma con un biglietto in mano e la consapevolezza di trovarmi al primo binario e di dover raggiungere un treno che partirà da qui a poco dal binario numero trentasei. Trascino il trolley a velocità siderali, le ruotine di plastica incespicano, scivolano, sembro un autotreno posseduto dal demonio mentre percorro in controsterzo dei corridoi che man mano smettono di somigliare a quelli di una stazione e iniziano ad avere l'aspetto di quelli di un supermercato, scansando con manovre agili frotte di gente distratta che osserva gli scaffali. E imprecandogli contro. Chiedo lumi a una guardia giurata sul come arrivare al binarionumerotrentasei e il nerboruto figuro blu vestito mi indica un'uscita di sicurezza garantendomi che uscendo dalla stazione avrei percorso una scorciatoia che mi avrebbe fatto risparmiare un'infinità di tempo e grazie alla quale...