Lo confesso, nel momento in cui ho cliccato sull'ultimo link della sfiancante sequenza di conferme necessarie a eliminare definitivamente l'account di Facebook, alcune dal tono strappalacrime contrassegnate da facce di amici che, secondo Zuckerberg, avrebbero sentito la mia mancanza, ho provato sollievo e orgoglio.
Ne ero talmente orgoglioso che non vedevo l'ora di comunicarlo a tutti i miei contatti di Face...
Come non detto, suppongo passerà.
Il palco è dritto davanti a me. Un rombo di legno laminato ricoperto da moquette dozzinale tenuta insieme con una fila di chiodi, regolare come la dentatura di un senzatetto settantenne. Muddy Waters sta suonando la chitarra e cantando mentre il pubblico si dimena. Nonostante tutto sembri decisamente reale mi rendo conto che quel concerto lo sto sognando, sia perchè il buon Muddy è cadavere da un pezzo, sia perchè mentre la band suona tre minorenni seminude si stanno contendendo il mio cazzo con la bocca. Muddy Waters. Strizzo gli occhi e le ninfette spariscono insieme al palco e a tutto il resto. Il blues rimane. Cerco di aprire gli occhi ma le palpebre sono incollate e mi servono tre tentativi per riuscire a intravedere il monitor del pc che illumina la stanza. La sveglia non ha ancora suonato, quindi siamo nel cuore della notte o quantomeno dalle parti dell'alba. Ma il blues c'è ancora e sento ancora la voce di Muddy Waters, cazzo. Strizzo ancora gli occh...
Commenti
Posta un commento