Passa ai contenuti principali

Scazzi, pigrizie, scuse e cuscini.

Capita, anche spesso, di avere diverbi con le persone che si conoscono. Capita meno spesso che succeda di avere degli scontri molto più accesi che vanno a toccare punti fondamentali, come possono essere le visioni della vita di ognuno, le proprie aspirazioni, i propri modelli comportamentali, le proprie mille idiosincrasie impossibili da correggere perchè fanno parte di noi stessi.
Capita, anche spesso, che durante questi battibecchi vengano fuori le persone per come sono realmente, senza i filtri che il quieto vivere impone, senza l'ovatta del vogliamoci bene a tutti i costi, senza le censure del "non dico per non perderti". E capita che venga fuori la verità relativa a ciò che ognuno pensa dell'altro.
Successivamente, capita che si interrompano i contatti con quelle persone perchè si è scoperto che sussistono differenze talmente epocali che una convivenza ulteriore risulterebbe basata su niente che non sia ipocrisia e rifiuto di vedere la realtà.
Poi, nella migliore delle ipotesi, questo stato di separazione si prolunga per mesi, anni, lustri, vite.
A volte, invece, capita che si decida per pigrizia, per poco spirito di iniziativa, per assoluta mancanza di orgoglio personale e considerazione degli altri, di riallacciare i rapporti supponendo che uno "scusa" possa funzionare da malta per tenere insieme due mattoni che hanno facce incompatibili tra di loro e che, senza aiuti, non farebbero altro se non continuare a scivolarsi addosso reciprocamente.
Alla luce di questi fatti, nel momento in cui non accettiamo delle scuse dovremmo sentirci le persone più corrette e giuste del mondo, perchè stiamo evitando a noi stessi e agli altri la patetica pantomima del fingere di avere dimenticato ciò che è stato detto, ciò che è stato fatto, ciò che siamo, ciò che gli altri sono.
Quando qualcuno accetta le vostre scuse, non ringraziatelo.
Vi sta solo usando come cuscino per la sua pigrizia.

Commenti

Post popolari in questo blog

Uno.

Il palco è dritto davanti a me. Un rombo di legno laminato ricoperto da moquette dozzinale tenuta insieme con una fila di chiodi, regolare come la dentatura di un senzatetto settantenne. Muddy Waters sta suonando la chitarra e cantando mentre il pubblico si dimena. Nonostante tutto sembri decisamente reale mi rendo conto che quel concerto lo sto sognando, sia perchè il buon Muddy è cadavere da un pezzo, sia perchè mentre la band suona tre minorenni seminude si stanno contendendo il mio cazzo con la bocca. Muddy Waters. Strizzo gli occhi e le ninfette spariscono insieme al palco e a tutto il resto. Il blues rimane. Cerco di aprire gli occhi ma le palpebre sono incollate e mi servono tre tentativi per riuscire a intravedere il monitor del pc che illumina la stanza. La sveglia non ha ancora suonato, quindi siamo nel cuore della notte o quantomeno dalle parti dell'alba. Ma il blues c'è ancora e sento ancora la voce di Muddy Waters, cazzo. Strizzo ancora gli occh...

Deliri onirici

Ho contattato tramite ebay una persona che vendeva un Commodore 64 completo di tutti gli accessori e molti giochi. Un atto nostalgico per ricordare la mia infanzia senza dover ricorrere a emulatori su pc.  Parlando con il venditore via mail ho scoperto che è un siciliano emigrato e fa l'art director a Milano. Ora, visto che io faccio il grafico, è sempre interessante conoscere persone che siano nel settore, non si sa mai che spunti qualche opportunità di lavoro, quindi mi sono informato meglio su di lui e ho scoperto qualcosa sulle sue origini. Per entrare nelle sue simpatie e per vedere l'oggetto in vendita decido di prendere un aereo per andare a trovare sua madre, della quale mi parlava al telefono, direttamente nel suo negozio in Sicilia. Il negozio in questione, però, è una botteguccia di tre metri per tre con un ampio magazzino sul retro, in cui fa bella mostra di sè una foto della suddetta mamma dietro le sbarre.  La mamma arriva, parliamo un po', io fingo famili...
Mi piacerebbe essere una di quelle persone semplici e lineari che vedo un po' ovunque. Avete presente quelli che quando sono felici, sono felici, quando sono tristi, sono tristi, quando sono così così, sono così così? Ma sì che ce li avete presenti, probabilmente siete uno di loro e già state iniziando a non capire dove voglio andare a parare, oppure siete già partiti con un "Oddio, il solito paranoico intollerabile che non è capace di godersi la vita e se la prende con gli altri". Probabile. Se lo siete, passate pure avanti e lasciate perdere il prosieguo del discorso, perchè non vi interesserebbe e non riuscireste a sposare il concetto che ha alla base, ammesso che riusciate a capirlo tout court, cosa non del tutto scontata. Se siete ancora qui, vuol dire che forse