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Una volta scrivevo, poi ho iniziato a stare bene.

 Potevo partire Dario Parrinello Il palco è dritto davanti a me. Un rombo di legno laminato ricoperto da moquette dozzinale, tenuta insieme con una fila di chiodi regolare come la dentatura di un settantenne. Muddy Waters sta suonando la chitarra e cantando mentre il pubblico si dimena. Nonostante tutto sembri decisamente reale mi rendo conto che quel concerto lo sto sognando, sia perché Muddy Waters è cadavere da un pezzo, sia per le tre tizie seminude che mi si strusciano addosso. Muddy Waters. Strizzo gli occhi e le ninfette spariscono insieme al palco e a tutto il resto. Il blues rimane. Cerco di aprire gli occhi ma le palpebre sono incollate. La sveglia non ha ancora suonato, quindi siamo nel cuore della notte o quantomeno dalle parti dell'alba, ma il blues c'è ancora e sento ancora la voce di Muddy Waters, cazzo. Strizzo ancora gli occhi e riesco a collegare finalmente il suono che sento alla suoneria del cellulare. Qualcuno mi sta chiamando nel cuore della notte. Grugnis...

Less love, more porn. Please.

Trotterellavo verso la Coop dopo aver tragicamente scoperto che il barattolo del caffè non conteneva altro che aria, quando l'ispirazione dell'unico vero Dio, quello che sta dentro di noi, mi ha parlato di uno degli errori che stanno alla base della nostra civiltà, una delle grandi truffe della nostra cultura: l'illegalità della pornografia contrapposta allo spaccio di massa dell'amore. Cercherò di essere più chiaro. Viviamo in un mondo in cui l'accesso al porno è (vorrebbe essere, più probabilmente) regolamentato in un modo ferreo: al di sotto dei diciotto anni non sei abbastanza maturo per poter vedere atti sessuali senza che questo ti porti degli squilibri psichici nel corso della tua maturazione. A fare da contraltare a questo assunto, però, ne abbiamo anche un altro: il concetto di amore eterno deve venire inculcato nelle bambine (e in misura minore nei bambini) fin dalla più tenera età. Leggendo un pò di fiabe per l'infanzia risulta lampa...

La Gina

Non sono uno da donna delle pulizie. Il concetto stesso di pagare qualcuno per pulire la mia sporcizia mi infastidisce un po'. Eppure confesso che a volte ho abiurato a questo principio e, in ognuno di quei periodi, nella mia mente le sventurate rispondevano tutte al nome di "Gina". Il caso ha voluto che un paio di mesi fa io abbia conosciuto una colf che, gaudio e tripudio, si chiamava Gina all'anagrafe. Le prospettive erano rosee, avrei potuto smettere di trattenermi e finalmente avrei chiamato le cose con il loro nome.  Però.  Stamattina la suddetta Gina, terrorizzata dalla mia gatta ha riconsegnato le chiavi in portineria. Sì, quella nella foto.  Sarà per la prossima Gina.

Social Rehab #1

Lo confesso, nel momento in cui ho cliccato sull'ultimo link della sfiancante sequenza di conferme necessarie a eliminare definitivamente l'account di Facebook, alcune dal tono strappalacrime contrassegnate da facce di amici che, secondo Zuckerberg, avrebbero sentito la mia mancanza, ho provato sollievo e orgoglio. Ne ero talmente orgoglioso che non vedevo l'ora di comunicarlo a tutti i miei contatti di Face... Come non detto, suppongo passerà.

Orange Juice! Lemon Juice!

In questo weekend passato a Lisbona ho scoperto che nel 1496 gli ebrei portoghesi furono costretti da Re  Manuel I°  " O Venturoso"  a convertirsi al cristianesimo e che dovettero perciò rinunciare ai loro cognomi ebrei. Per distinguersi scelsero cognomi che nessuno usava e principalmente erano i nomi degli alberi da frutto. Da allora in avanti si iniziò a parlare di Orange Jews, Lemon Jews, Apple Jews...

Gatti

A volte socchiudevamo gli occhi e ci guardavamo nelle pupille per qualche istante, come per dire "Non ho mai visto nulla di più bello nella mia vita". Sapevamo entrambi di stare mentendo, ma non aveva importanza, l'importante era pensarlo e sapere che l'altro lo pensava.